American Beauty
Usa. 1999. Commedia. "2h o1.Regia: Sam Mendes
Cast: Kevin Spacey, Annette Bening, Thora Birch, Wes Bentley, Mena SUvari, Chris Cooper, Peter Gallagher...
Produzione: Dreamworks
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Quella busta. O semplicemente la voce di Spacey , o ancora la sua espressione così rassicurante. Non so precisamente perchè American Beauty sia uno dei film che più mi ha lasciato un senso di vuoto.
E' complicato descrivere qualcosa di molto bello, ti sembra sempre di rovinarla o di dare un'impressione negativa o poco esauriente. Non mi va sinceramente di dare una spiegazione tecnica di questo film, non ne sono capace. Assolutamente.
Ma è importante capire che le inquadrature ti tolgono la parola, i colori, su tutti il rosso, sono protagonisti in un modo ossessivo, la descrizione di questa disperata vita americana toglie un pò le forze. E quando Lester apre bocca, vorreste che non smettesse mai di parlare, di raccontare e di spiegarvi come va veramente la vita, cosa si deve inseguire, in che modo, come lasciarsi dietro tutto quello che non serve, che rende morti.
Tutto intorno rimane calmo, sopito, come quei viali alberati, il vento, i quartieri residenziali; tutto immobile mentre una famiglia si sfalda e prende coscienza di quello che non è mai diventata e che forse, dentro, avrebbe voluto.
Fulcro e impianto del film, manco a dirlo, Kevin Spacey, che aggiunge uno splendore inarrivabile a questo film.
Incredibile.
La verginità. Il fallimento. I valori. La calma. Gli impulsi. L'ordine. La follia. La perfezione. Mille elementi assieme. Mille sensazioni nel vedere questo film.
Tanto di cappello a Sam Mandes (alla prima prova cinematografica), che ha tra l'altro una discreta esperienza teatrale, e utilizza delle inquadrature che offrono una percezione dello spazio un pò diversa dal solito, coinvolgendo attore e situazione, dando una sensazione di totalità alla scena.
American Beauty è claustrofobico, irritante a tratti, senza fine, senza via d'uscita, quasi il contrario di "America Oggi" di Altman che offriva comunque un'ancora di salvezza, una piccola speranza. Al contrario qui invece quasi si sottolinea l'impossibilità di poter cambiare la propria vita o più semplicemente viene esasperato il senso del tempo, che per qualcuno va troppo veloce.
Importante, anzi fondamentale parlare della colonna sonora che fa storia a se dentro queste meravigliose due ore; Thomas Newman compone al pianoforte il tema principale di tutto il film e questo vi assicuro, può bastare. Indescrivibile il pezzo ormai famosissimo della busta trasportata dal vento.
Quello che rimane alla fine è che tutto è diverso da quello che succede a Lester -forse-. Noi abbiamo una via d'uscita, è giusto però che in American Beauty questa non ci fosse.
Perfetto.







